L’Uso
Di proposito Io non ho esposto chiaramente tutto il come e il perché di queste cose; poiché mi riservo (quando tu mi chiederai di farlo e quando sarai capace di riceverlo) di ispirarti dall’interno, con una visione dello sviluppo della mia divina Idea e della sua finale, perfezionata espressione, molto più vasta di quella qui raffigurata.
Se adesso ti comunicassi il significato reale delle mie molteplici aspirazioni, prima che tu fossi capace di sperimentare coscientemente la loro verità, tu non crederesti alle mie parole né comprenderesti la loro applicazione intima e il modo di adoperarle. Perciò, mentre Io comincio a svegliare in te la realizzazione che Io sono dentro te e rendo sempre più la tua coscienza umana un canale impersonale per mezzo del quale Io possa esprimermi, ti rivelerò gradualmente la realtà della mia Idea, disperdendo a una a una le illusioni del tuo lungo passato, le quali mi hanno celato a te, e potrò così alfine manifestare sulla Terra, attraverso di te, i miei celesti attributi in tutta la loro umanamente divina perfezione.
Io ti ho dato qui solo un barlume della mia Realtà, ma precisamente nella misura in cui ciò che ti viene rivelato ti riesce chiaro.
Molto di più ti sarà dischiuso dall’interno e sarà ben più Meraviglioso di quanto esso ti sembri ora. Poiché la mia Idea interna, allorché splenderà finalmente attraverso il tuo involucro di carne, ti costringerà ad adorarmi e glorificarmi molto al di sopra di tutto ciò che la tua mente e il tuo intelletto umani concepiscono ora come Dio.
Ma prima che tu possa divenire conscio di tutto questo, e veramente comprenderlo, tu e la tua personalità umana dovete rendere possibile a me di rivelarlo, volgendovi a me dentro, come l’una e unica sorgente, recando a me la coppa assolutamente vuota del Sé, con mente e cuore semplici come quelli di un bambino. Allora, e solo allora, quando nulla della coscienza personale umana rimarrà a impedire che Io ti ricolmi fino a traboccarne con la coscienza di Me, potrò additarti gli splendori del mio reale intento, per il quale questo messaggio è soltanto una preparazione esterna.
Tuttavia è giunto per te il tempo di comprendere qualcosa di tutto questo.
Abbastanza ti è stato rivelato per prepararti a riconoscere la mia voce che parla dentro di te. Perciò, procederò ora come se tu realizzassi che «Io sono» dentro di te.
Tutte le verità che espongo per mezzo di queste pagine, hanno il solo scopo di imprimere più fortemente nella tua coscienza quegli aspetti della mia Idea che tu non potresti ancora in modo chiaro ricevere direttamente.
Quanto di ciò che è scritto qui ti appare come verità e ti attira è, quindi, solo una conferma di ciò che la mia Idea si è finora sforzata di esprimerti dal di dentro. Quanto non ti attira, non ti persuade e non riconosci come tuo, lascialo; è segno che Io non desidero ancora che tu lo accetti. Ma ogni verità che espongo qui, avanzerà vibrando, finché non raggiungerà le menti che Io ho stimolato a riceverla; poiché ogni parola è piena della potente energia della mia Idea e alle menti che percepiscono la verità in esse celata, questa verità diviene una realtà vivente, essendo essa quella fase della mia Idea che esse sono ora capaci e degne di esprimere; poiché tutte le menti non sono che aspetti della mia mente infinita, ossia le parti di essa manifestantisi in forme differenti di natura mortale.
Quando Io parlo per mezzo di queste pagine alla tua mente e ad altre menti, parlo soltanto al mio Sé mortale, pensando con la mia mente infinita e sospingendo la mia Idea in manifestazione terrena.
Precisamente così, tu subito penserai i miei pensieri e sarai conscio che Io parlo direttamente all’interno della tua coscienza umana, e allora non avrai più bisogno di ricorrere a questo libro o a nessun’altra mia rivelazione esterna, scritta o parlata, allo scopo di percepire il mio intento.
Perché, non sono forse Io in te? Non sono Io te, e non sei tu uno con me, che vivo nella coscienza di tutte le menti e mi esprimo per mezzo di esse, conoscendo tutte le cose?
A te non resta che entrare nella onniscienza della mia Mente e dimorarvi con me, come Io dimoro nella mia Idea nella tua mente; allora tutte le cose saranno tue, come ora sono mie, essendo solo l’espressione esterna della mia Idea, ed esistendo solo in forza della coscienza che Io diedi loro quando le pensai in esistenza.
E soltanto questione di coscienza, di pensiero cosciente.
Tu sei separato da me solo perché pensi di esserlo.
La tua mente non è che un punto focale della mia Mente.
Solo che tu lo comprenda, ciò che chiami la tua coscienza è la mia coscienza.
Tu non puoi neppure pensare, e ancor meno respirare ed esistere, senza che la mia coscienza sia in te. Non lo comprendi?
Ebbene, allora pensa, credi che tu sei Io, che noi non siamo separati, che non possiamo essere separati; perché siamo Uno: Io dentro di te e tu dentro di me.
Pensa che è così, immagina risolutamente che è così e veramente all’istante in cui tu sei conscio di questo, tu sei con me nel Cielo.
Tu sei ciò che credi di essere. Nulla nella tua vita è reale o ha valore per te, se non in quanto tu pensi e credi che ne abbia. Non pensare quindi più che sei separato da me e dimora con me nel Regno Impersonale, ove tutto il Potere, tutta la Sapienza e tutto l’Amore, la triplice natura della mia Idea, aspettano solo di esprimersi attraverso di te.
Io ho ormai parlato molto su questo soggetto e, apparentemente, ho detto la stessa cosa più d’una volta, benché con differenti parole. Ma ho fatto ciò espressamente; ti ho presentato il mio intento sotto luci diverse perché tu possa alfine comprendere la mia divina Impersonalità, che in realtà è la tua Impersonalità.
Si, Io ho ripetuto e continuerò a ripetere ancora molte verità, e tu puoi trovar ciò tedioso e non necessario; ma se tu leggerai attentamente troverai che ogni volta che ripeto una verità aggiungo sempre qualcosa a ciò che ho già detto, e che ogni volta si fa sulla tua mente un’impressione più forte e più duratura.
Se è così, il mio scopo è raggiunto e ben presto la tua anima realizzerà questa verità.
Ma anche tu che non comprendi, gusterai ogni parola, e leggerai e rileggerai molte volte e acquisterai di conseguenza tutte le meravigliose perle di sapienza che Io serbo per te. E questo libro e il suo messaggio saranno per te, d’ora innanzi, solo una fonte d’ispirazione, ossia una porta per mezzo della quale tu diverrai idoneo a entrare nello stesso impersonale e a mantenere dolce comunione con me, tuo Padre nel Cielo, mentre t’insegnerò tutte le cose che tu desideri sapere.
Ho raffigurato lo stato impersonale da molti punti di vista, allo scopo di renderlo cosi familiare che tu possa infallibilmente distinguerlo da tutti gli stati inferiori e imparare a dimorare coscientemente in esso a volontà. E, quando potrai coscientemente dimorare in esso in modo che le mie parole ovunque e in qualunque tempo proferite possano sempre trovare accoglienza e comprensione nella tua mente, allora ti permetterò di adoperare certe facoltà che ho risvegliato in te.
Queste facoltà ti renderanno capace di vedere sempre più chiaramente la realtà delle cose, specialmente le debolezze, le colpe, le mancanze, come anche i tratti belli e piacevoli, nelle personalità che ti circondano. Ma tu sarai reso atto a scorgere queste colpe, queste mancanze, non perché tu possa criticare o giudicare ì tuoi simili, ma perché Io possa far sorgere in te la risoluzione di sopraffare, di sopprimere quelle colpe e quelle mancanze della tua personalità. Poiché, bada! Tu non le rileveresti se non le avessi ancora in te stesso; giacché Io, dentro, non avrei più bisogno di richiamare ad esse la tua attenzione.
Siccome tutte le cose sono fatte per essere adoperate e soltanto per questo, studiamo un po’ quale uso tu hai fatto finora di altre facoltà, doni e poteri che ti ho dato.
A quest’ora tu sarai convinto che Io ti ho dato ogni cosa: tutto ciò che hai, che sei, sia buono o cattivo, gioia o dolore, successo o insuccesso, ricchezza o povertà, tutto Io ti ho dato o ho attratto a te.
A quale scopo? Per adoperarlo a svegliarti al riconoscimento di me quale Donatore.
Così, anche prima di tale riconoscimento, tutte le cose che possedevi avevano la loro utilità: e se tu non eri conscio della loro utilità era solo perché non potevi riconoscere me quale Donatore. Né tu potevi riconoscermi come tale finché non sapevi che Io sono il Donatore.
La tua personalità, infatti, si era così immersa nel travaglio di liberarsi dì certe cose che ti avevo detto, o di buttarle per altre che credevi migliori, che naturalmente non potevi neppure sognare e ancor meno riconoscere Me, il tuo Sé, come il Donatore. Ora, invece, tu riconosci Me come il Donatore, come l’intima essenza, il Creatore di tutte le cose nel tuo mondo e nella tua vita e perfino del tuo presente atteggiamento verso queste cose.
Entrambe queste disposizioni d’animo sono opera mia; sono soltanto le fasi esterne del processo che Io adopero nell’esprimere la mia Idea della tua perfezione interna; la quale perfezione, essendo la mia perfezione, si sviluppa gradatamente dal tuo interno.
Man mano che tu approfondisci meglio questo, ti sarà rivelato lo scopo delle cose, delle condizioni e delle esperienze che ti mando. Poiché allora tu comincerai a scorgere qualche barlume della mia Idea interna e, scorta questa Idea, tu comincerai a conoscere me, il tuo Sé reale.
Ma prima che tu possa veramente conoscermi, devi imparare che tutte le cose che Io ti do sono buone e servono per servire me; che tu, personalmente, non hai interesse né diritto su di esse e che giovano solo in quanto tu le metti a tal servizio.
Io posso esprimere per mezzo tuo bellissime sinfonie di suoni, di colori, di immagini, sotto forma di musica, pittura e poesia, secondo la terminologia mortale, e le opere tue possono talmente colpire gli altri da farti acclamare come uno dei grandi del giorno. Posso parlare per mezzo della tua bocca o ispirarti a scrivere molte bellissime verità, che attirano a te molti seguaci i quali ti salutano come il predicatore, l’istruttore più meraviglioso. Posso perfino risanare per mezzo tuo certe malattie, cacciare demoni, far vedere i ciechi, camminare gli sciancati e compiere altre opere stupefacenti che il mondo chiama miracoli.
Sì, Io posso fare per mezzo tuo tutto ciò, ma nulla di ciò gioverà alla tua personalità se tu non adopererai, non applicherai queste armonie di suoni in ogni tua parola, di modo che esse sembrino a tutti gli uditori una dolce musica celeste; se il tuo senso del colore e della proporzione non si manifesteranno nella tua vita in modo che da te fluiscano solo pensieri gentili, elevati, salutari, provando così che la sola vera arte è quella di vedere chiaramente la mia perfezione in tutte le mie umane espressioni e di permettere al potere vivificatore del mio amore di riversarsi attraverso di te nei loro cuori, raffigurando alla loro visione interna la mia immagine ivi celata.
Così pure nessuna autorità potrai esercitare, siano pure meravigliose le verità che Io dico o le opere che Io compio per mezzo tuo, se tu, tu stesso, non vivi queste verità ogni giorno, ogni ora; se non fai servire queste opere come un costante memento di me e del mio potere che Io riverso largamente per te, mio diletto, e per tutti, perché sia adoperato al mio servizio.
E a te, a cui apparentemente non ho elargito nessuno di tali doni e che ti reputi indegno e non ancora abbastanza avanzato per servirmi in quel modo, a te Io dico: precisamente nella misura in cui tu sinceramente riconosci me dentro e cerchi con vero fervore di servirmi, precisamente in quella misura Io ti adopererò; non importa quale sia la tua personalità, non importano le sue colpe, le sue tendenze, le sue debolezze. Io farò compiere anche a te, che cerchi di servirmi così, molte cose meravigliose nel risvegliare e vivificare i tuoi simili a un uguale riconoscimento di me. Io farò in modo che tu possa influenzare le vite di molti di quelli che vengono a contatto con te, ispirandoli e innalzandoli a più alti ideali, modificando il loro modo di pensare e il loro atteggiamento verso il loro prossimo e quindi verso di me.
Sì, tutti voi che cercate di servirmi, non importa quali siano i vostri doni, Io vi renderò atti a essere una forza vitale per il bene della comunità, trasformando il tenore di vita di molti, ispirando e plasmando le loro aspirazioni e ambizioni, divenendo insomma un fermento benefico in mezzo alle attività mondane in cui vi collocherò.
Ma tu per intanto non saprai nulla di tutto questo. Tu forse aneli ancora a servirmi e brami una coscienza più intima di me, credendo di non fare nulla, di commettere molti errori e di non riuscire a vivere il tuo alto ideale di me; non comprendendo che questo anelare e bramare sono appunto i canali per mezzo dei quali Io riverso la mia forza spirituale che, essendo completamente impersonale, viene adoperata da te senza avere coscienza che sono Io dentro di te che l’adopero, per elaborare il mio intento nel tuo cuore e nella tua vita e nel cuore e nella vita degli altri miei e tuoi «Sé».
Così, quando arriverai alfine a comprendere tutto questo, come certamente arriverai e lo proverai con l’uso pratico di tutto ciò che possiedi in mio servizio, Io ti darò gradatamente la forza e l’abilità di usare coscientemente e impersonalmente il mio Potere, la mia sapienza e il mio Amore, nell’espressione della mia Idea divina che si sforza eternamente di manifestare per mezzo tuo la sua perfezione.
Vedrai perciò ben presto che la tua personalità umana, con tutte le sue facoltà, poteri e possessi, i quali in realtà sono miei e che agiscono per mezzo tuo, è pure completamente per il mio servizio e che vero successo e soddisfazione non si possono trovare che in tale servizio.
Come il seme piantato sviluppa la pianta, così tale uso sviluppa l’abilità di usare coscientemente tutte le mie facoltà spirituali nell’espressione finale, perfetta, della mia Idea, che può essere espressa solo per mezzo della tua personalità umana.
Il Bene e il Male
Nel giardino dell’Eden dove tu dimoravi prima d’intraprendere la tua missione terrena, cresceva un albero il cui frutto è chiamato della Conoscenza del Bene e del Male.
Durante la tua dimora in quel giardino dell’Eden tu eri completamente impersonale, perché non avevi ancora gustato quel frutto. Ma una volta ceduto al desiderio - che è l’agente terreno della mia volontà e il cui compito principale è appunto quello di indurti a gustare quel frutto - tu, appena mangiatolo, cadesti, ossia fosti costretto a uscire dal tuo stato edenico (come il pulcino dal guscio e la rosa dal bocciolo) e ti trovasti immerso in condizioni del tutto nuove e strane; poiché invece d’aver dominio sui regni inferiori e di ricevere da essi quanto ti occorreva, ti trovasti a dover coltivare il suolo per ridurlo a produrre, a dover insomma guadagnare il pane col sudore della tua fronte. Ma, avendo assunto questa missione terrena, era necessario che tu entrassi pienamente nelle condizioni della vita terrena, allo scopo di sviluppare una mente e perfezionare un corpo capaci di esprimere la mia Idea sulla Terra; ragione e causa reali della tua entrata in tali condizioni.
Essendo caduto, o meglio, uscito dal tuo stato impersonale edenico, e permettendo ora al desiderio di guidarli, tu non eri più capace di vedere la realtà dell’anima delle cose poiché avevi rivestito un corpo fisico, un involucro terrestre, con un cervello umano che, influenzato dal desiderio, agiva come un velo sulla coscienza della tua anima, ottenebrava la tua vista e velava la tua mente, in modo che la luce della Verità non poteva penetrarvi e ogni cosa era colorata e distorta alla tua umana comprensione.
E vedevi tutte le cose confusamente come attraverso una nebbia, che t’impediva di vederle nella loro realtà; tu le vedevi solo nella loro nebulosa apparenza, che però a te sembrava la loro realtà. Così avveniva per tutte le cose che vedevi mediante i tuoi occhi fisici, cose animate e inanimate; per tutto quanto tu concepivi nella tua mente umana, perfino per il tuo Sé e per gli altri Sé che ti circondavano.
Non scorgendo più l’anima delle cose, ma soltanto la loro offuscata apparenza, tu venisti a pensare che quelle ombre fossero la vera sostanza e che il mondo intorno a te fosse composto e pieno di tale sostanza. Ma quella nebbia era solo effetto della luce della verità che non poteva penetrare attraverso la tua mente umana, il cui intelletto, come una lente imperfetta, distorceva ogni cosa e la faceva apparire reale.
Orbene, l’intelletto è una creatura del desiderio e completamente dominata da esso e non è, come altri suppongono, una facoltà dell’anima. In altre parole, quella nebbia era la torbida lente del tuo intelletto umano che, poiché dominato dal desiderio, rifletteva e faceva interpretare falsamente alla tua coscienza ogni immagine, idea o impulso che Io ispirassi dall’interno o attirassi dall’esterno, durante il processo del risveglio che operavo nella tua coscienza, al riconoscimento della mia Idea interna sempre incalzante per esprimersi esteriormente.
Tutto ciò Io facevo appositamente, per mezzo del desiderio, per condurti coscientemente nel cuore delle condizioni terrene.
Mentre questa falsa visione, ispirata dal desiderio, cagionava molti errori, molto travaglio e molta sofferenza, tu, a poco a poco, perdevi la fiducia nel tuo vero Sé, in me, l’Uno Impersonale interno. Mi dimenticavi insomma, e così non sapevi più dove rivolgerti nella tua impotenza; eppure, se tu non avessi perduto la memoria del tuo stato divino e concentrata tutta la tua coscienza in queste condizioni terrene, Io non avrei potuto sviluppare la tua mente, la tua volontà umana, tutte le tue facoltà e fornire al tuo corpo umano la forza e i poteri che mi avrebbero permesso di esprimere perfettamente sulla Terra la mia Idea divina.
E ciò doveva essere.
Così, attraverso i tuoi errori, le tue pene, le tue sofferenze, il desiderio di alleviarle fece sorgere nella tua mente l’idea del Male e quando queste pene non esistevano più esso ispirò l’idea del Bene. E a tutte le apparenze di cose e condizioni tu attribuisti le qualità del Bene e del Male, nella misura in cui soddisfacevano o meno il tuo desiderio, il mio agente, il mio Sé umano, ossia te, nella tua personalità umana.
Ma tutte queste condizioni ed esperienze in cui tu entravi, che chiamavi Bene se ti piacevano e Male se ti spiacevano, erano soltanto incidenti creati dal desiderio per suscitare in te certe facoltà dell’anima che ti avrebbero reso capace di riconoscere la verità che Io, dentro, desideravo in quel momento imprimere sulla tua coscienza.
Il Male (apparente) era l’aspetto positivo del frutto dell’albero, che sempre ti allettava, col suo bell’aspetto e con la dolcezza del primo assaggio, a mangiare e godere fino alla sazietà, o finché i suoi effetti dannosi si manifestassero e divenissero una maledizione, apportatrice del disinganno che serviva a farti tornare pieno di umiliazione a me, il tuo vero Sé, che per mezzo della nuova coscienza così risvegliata, poteva allora estrarre l’essenza del frutto e incorporarla nella sostanza e nel tessuto dell’anima.
Il Bene (apparente) era l’aspetto negativo del frutto, venuto a espressione mediante il tuo riconoscimento e la tua obbedienza al suo impulso e che ora ti permetteva di godere i suoi felici effetti naturali e di ricevere i benefici esterni della mia guida e della mia ispirazione piene d’amore.
Ma questo «tu» che era condotto dal desiderio attraverso tutte queste esperienze, era soltanto la tua personalità umana che il Tu reale sviluppava e preparava perché potesse divenire uno strumento perfetto per il tuo uso nell’esprimere la mia idea, che sempre cerca di manifestare nella carne la sua perfezione.
Tu facesti tutto ciò non solo costringendo la tua personalità umana a mangiare il frutto del cosiddetto albero della scienza del Bene e del Male, ma costringendola anche a vivere di esso, finché non avessi veduto e conosciuto il cosiddetto Male, e vivendo con esso tu non avessi scoperto in lui il germe del cosiddetto Bene e, raccoltolo e sollevatolo, non lo avessi rovesciato dall’altro lato; in modo che da allora in poi tu sapessi che Bene e Male non hanno esistenza reale e sono soltanto termini relativi che descrivono condizioni esterne guardate da differenti punti di vista; ossia aspetti esteriori differenti di una verità centrale interna la cui realtà è appunto ciò che tu cerchi di conoscere, di essere, di esprimere.
Così, durante le ultime età, tu hai, per così dire, gettato via uno ad uno gli strati della tua coscienza umana, dissipando la nebbia e il miraggio creato dall’intelletto intorno alla tua mente; soggiogando, spiritualizzando e quindi rischiarando l’intelletto stesso; finché ora tu cominci ad afferrare, per mezzo degli altri strati sempre più sottili, qualche barlume di Me, l’unica grande Realtà dentro tutte le cose.
Ma l’Onnisciente, l’Impersonale Io sono di te, ha fatto coscientemente e intenzionalmente tutto questo non allo scopo di acquistare la sola conoscenza delle condizioni e delle cose terrene, come il tuo intelletto ha proclamato a voce così alta e con tanta autorità, ma perché tu potessi raccogliere ciò che avevi seminato nelle remote età del passato e manifestare sulla Terra la mia perfetta Idea, come tu la manifesti anche ora nello stato impersonale, nella tua casa celeste.
E tu, ricordalo, sei il grande Io Impersonale che fa tutto ciò, che muta continuamente l’apparenza esterna ma che dentro è eternamente lo stesso.
L’infinito succedersi delle stagioni, la Primavera col suo affaccendato seminare; l’Estate con la sua calda maturazione; l’Autunno con la sua opulenta raccolta; l’Inverno, con la sua fredda, tranquilla abbondanza, anno per anno, vita dopo vita, succedentisi durante secoli ed epoche innumerevoli, sono soltanto l’ispirazione e l’espirazione del respiro della mia Idea, attraverso la Terra e te, mio attributo, e tutti gli altri miei attributi, durante il processo di manifestazione del mio sacro intento.
Si! Io faccio questo attraverso di te perché tu sei parte di me, perché solo attraverso te, mio attributo, Io posso esprimere me stesso, Io posso Essere. Io sono perché tu sei. Tu sei perché Io esprimo me stesso. Io sono in te come la quercia è nella ghianda. Tu sei me come il raggio solare è il sole. Sei una fase della mia espressione. Tu, uno dei miei divini attributi, cerchi eternamente di esprimere la mia perfezione per mezzo della tua personalità mortale.
Precisamente come l’artista vede nella sua mente l’immagine perfetta che vuole dipingere, ma la sua mano non può riprodurre completamente con i rozzi strumenti del pennello e dei colori le qualità e gli effetti che egli vede, così tu mi vedi nel tuo Sé e sai che noi siamo uno, ma sei sempre ostacolato a esprimermi perfettamente dalla imperfezione del materiale terreno di cui è composta la tua personalità umana con il suo corpo animale, la sua mente mortale, il suo egoistico intelletto. Eppure Io creai il tuo corpo, la tua mente, il tuo intelletto, allo scopo di esprimere me stesso per mezzo tuo. Feci il tuo corpo a immagine della mia perfezione; la mente ti diedi perché tu conoscessi me e le opere mie; ti diedi l’intelletto perché tu interpretassi la mia Idea che Io ispirai alla tua mente. Ma tu sei stato così distratto dalle fasi umane di questo corpo, di questa mente, di questo intelletto e dei loro usi esteriori, che hai dimenticato me, l’una e unica Realtà interna, la cui natura divina Io cerco sempre di esprimere a te e per mezzo tuo.
Ma il tempo s’avvicina in cui gli usi esteriori non ti distrarranno più, e in cui la mia Realtà ti sarà rivelata in tutto lo splendore della sua perfezione dentro di te.
Ma Tu, allorché Io rivelerò così me stesso, non sarai più felice di prima, se ciò che ti avrò rivelato non diverrà pane di vita per te; se non vivrai e non manifesterai la vita che esso rivela.
Il Giardino dell’Eden
Che tu abbia o no afferrato interamente quanto or ora ti è stato detto, non respingerlo come impossibile a comprendersi.
Poiché in ogni riga è nascosto un significato che ti compenserà mille volte dello studio necessario a chiarirtelo.
Questo messaggio ha lo scopo di svegliarti alla comprensione di ciò che tu sei, del tuo Sé reale, di renderti di nuovo conscio di me, del tuo divino Sé, conscio in modo che mai più tu possa essere ingannato da quell’altro Sé, che tu hai immaginato fosse te e che così a lungo ti ha adescato, nutrendoti dei suoi piaceri dei sensi che non soddisfano mai, con le sue dissipazioni mentali e con i suoi godimenti emozionali.
Ma prima che ciò possa effettuarsi, sarà necessario che tu conosca interamente questo supposto altro Sé, che tu creasti pensandolo reale e separato da me e mantenesti poi vivo dandogli il potere di lusingarti e di ingannarti; sì, quel Sé autocreato con il suo orgoglio, la sua ambizione, il suo potere immaginario, puramente egoista, il suo amore della vita e delle cose, con il suo desiderio d’essere reputato buono e saggio; ma che è soltanto la tua personalità nata solo per morire come entità separata e che, come tale, non ha realtà o permanenza maggiore della foglia, della neve o della nuvola.
Tu sarai messo faccia a faccia con questo meschino Sé personale e noi ne scopriremo, con visione perfetta, tutto il sordido egoismo, tutta l’umana vanità; e imparerai allora, se ti volgerai a me e m’interrogherai con fede semplice e con fiducia, che sono Io, la parte infinita, impersonale di te, dimorante sempre dentro di te, che ti addita tutte queste illusioni della personalità le quali per sì lungo tempo ti hanno separato in coscienza da me, il tuo glorioso divino Sé.
Questa realizzazione verrà certamente, se riconoscerai che questo messaggio viene da me e se ti risolverai di seguirlo. A te, cui Io ispiro questa determinazione, Io farò sparire ogni illusione e tu mi conoscerai in verità.
L’esercitare la tua mente in questa direzione di pensiero astratto non ti nuocerà. Anzi, è precisamente ciò di cui la tua mente ha bisogno. Poiché solo quando tu potrai afferrare ciò che Io intendo, allorché ti sia presentato dall’esterno e sotto forma delle idee qui espresse, tu potrai percepire e interpretare esattamente la mia idea allorché Io te la ispirerò interiormente.
Io preparo così la tua mente perché tu possa adoperarla non ad acquistare maggior conoscenza terrena, ma perché tu possa ricevere e spargere la mia conoscenza celeste fra quelli che Io condurrò a te per tale scopo.
Così, con una invocazione a me, al tuo Sé reale, al tuo Dio interno, può venirti questa realizzazione.
Procediamo quindi, affinché tu possa vedere la verità in questa esposizione e in tutte le cose, condizioni ed esperienze che possano venirti.
Nel corso delle nostre considerazioni intorno al processo di sviluppo della mia idea, noi siamo giunti al punto in cui l’Io sono di te manifestantesi nel corpo della tua anima immortale, ossia nell’immagine di pensiero creata dal mio pensare, è pronto a entrare in una forma materiale, una forma adatta all’espressione terrena dei miei attributi.
Questo cambiamento, da una forma mentale a una materiale, si effettuò nel modo e col processo medesimo di tutta la creazione, cioè per mezzo del pensiero, ed è descritto letteralmente nella Bibbia, dove si dice che Io «formai l’uomo con la polvere della terra e soffiai nelle sue narici l’alito della vita; e l’uomo divenne un’anima vivente».
Debbo spiegare ancora ciò che avvenne?
Il potere vivificante dentro la mia idea (la tua anima) procedette ad attirare a sé i vari elementi della sostanza terrena (polvere) e a modellarli e plasmarli, atomo per atomo, cellula per cellula, in ossa, tessuti e organi, secondo il modello dell’immagine-pensiero componente il corpo della tua anima, formando così un rivestimento esterno finché la tua forma mortale divenne realmente manifesta ai sensi psichici del mondo esteriore, se non ancora agli occhi fisici.
Allora tu, il mio attributo, soffiasti dentro e poi nelle sue narici (dall’interno) l’alito di vita e facesti la tua prima apparizione sulla Terra quale essere umano tangibile divenuto un’anima vivente.
La mia idea poteva ora esprimersi coscientemente per mezzo di un adatto strumento terreno, contenente nel tuo Sé tutti i miei attributi, tutti i miei poteri e tutte le mie possibilità.
Erano così manifesti tutti i vari strumenti per l’espressione terrena della mia idea; e tu, essendo uno dei miei attributi, avevi naturalmente impero su tutti questi strumenti, ossia avevi il potere di adoperarli all’occorrenza tutti e ciascuno, per la piena e completa espressione delle energie e delle possibilità tue, cioè del mio attributo.
In questo modo e per questa ragione soltanto, tu e i tuoi fratelli veniste a umana espressione. Ma pur essendo in forma umana, la vostra espressione era tuttavia tanto impersonale che, quantunque semicoscienti, voi cercavate solo in me, dentro, ispirazione e guida.
Queste erano le condizioni in cui tu ti svegliasti entrando nell’espressione terrena e ciò è chiamato «stato edenico», ossia dimora nel Giardino dell’Eden.
Questo stato edenico rappresenta la fase celestiale della coscienza impersonale, ossia quello stato in cui tu eri ancora coscientemente uno con me, quantunque confinato in un veicolo mortale di espressione.
Io non ti descriverò dettagliatamente come e perché divenne necessario che Io cacciassi fuori dal Giardino dell’Eden te, ora uomo, o Umanità; ti ricorderò solo la parte che il desiderio ha nell’espressione terrena e la sua relazione con la mia volontà.
Una volta che tu avrai risolto e compreso, almeno in parte, la ragione di questo, allora, forse, tu capirai la necessità della caduta della tua coscienza (cioè di quella dell’Umanità) in un sonno profondo (essendo tu prossimo alla fine di un altro ciclo, detto giorno cosmico) e di trovarti, al tuo risveglio, non più esternamente uno ma due; una parte attiva, pensante, aggressiva, chiamata poi uomo, e una passiva, sensitiva, ricettiva, una matrice umana, ossia una donna.
E capirai pure la necessità che qualche influenza terrena venisse ad attirare la tua coscienza dalle delizie puramente celestiali a questa nuova condizione, perché tu potessi concentrarti sulla tua missione terrena, ossia sulla tua espressione mortale.
Comprenderai la Sapienza che generò questa influenza prima nella tua parte passiva, sensitiva e ricettiva, per mezzo del serpente della suggestione (forma che Io feci assumere alla mia Idea nella tua mente) e come nacque così il desiderio, l’agente mortale della mia volontà, che doveva fornire l’energia motrice per l’ulteriore e completa espressione dei miei attributi sulla Terra.
E finalmente la necessità che il desiderio gettasse su di te (sull’Umanità) il suo incanto; che la tua natura celeste e impersonale fosse tenuta da parte, come in sospeso, finché, per mezzo del libero ma ignorante uso del mio volere, tu potessi gustare e mangiare interamente il frutto del cosiddetto Albero della Scienza del Bene e del Male, e imparare, così, a discernere e conoscere bene quei frutti, per ciò che sono realmente, e ad acquistare la forza necessaria ad usare la scienza, in tal modo acquisita, saggiamente e perfettamente e solo per l’espressione della mia idea.
Tu puoi, forse ora, similmente comprendere come gli occhi tuoi (dell’Umanità) si aprirono alle cose della terra non appena assaggiato questo frutto e alla conseguente conoscenza del Bene e del Male; come in seguito a ciò sparisse la conoscenza della Realtà che è dietro di essi e come e perché tu ti accorgesti di essere nudo della tua parte pensante e di quella sensitiva e anche perché tu avesti paura.
Ora forse tu puoi capire perché tutto ciò dovesse accadere: perché tu, Umanità, dovessi lasciare lo stato edenico della coscienza impersonale e perderti completamente in queste condizioni terrene per divenire capace di creare un corpo e sviluppare in esso una coscienza personale, un Sé atto a esprimere pienamente la mia perfezione. Così nacque la tua personalità umana e dalla sua nascita in poi Io ti ho spinto a nutrirla, mantenerla e rinforzarla, riempiendoti di brame, di speranze, di aspirazioni, di tutte le varie manifestazioni del desiderio; le quali sono soltanto gli aspetti umani della mia volontà, operante a preparare e sviluppare uno strumento capace di esprimere perfettamente i miei attributi sulla Terra.
Così Io ti cacciai fuori dal Giardino dell’Eden, ti vestii d’una veste di pelle o, in altre parole, di carne, come gli altri animali; poiché per poter entrare nel cuore delle condizioni terrene e così vivificare in espressione di vita attiva la mia Idea, tu, mio attributo, dovevi possedere un organismo e un involucro, vestimento adatto alle condizioni in cui stavi per manifestarti.
Dando a te una veste di pelle, cioè un organismo fisico, Io fornii pure alla mia Idea una forma confacente all’espressione terrena; ti diedi il potere di esprimerla per mezzo di un organismo fisico, per mezzo di parole.
Nell’impersonale non occorrono parole. Solo le idee esistono e si esprimono. Esse sono semplicemente, poiché sono l’espressione dei vari aspetti del mio Essere, ma nella nuova condizione, in cui ogni espressione negli stadi primitivi di esistenza esterna doveva avere forma e sostanza per essere udita, veduta, sentita, gustata o toccata, in modo che il suo significato potesse venire chiaramente appreso, bisognava, naturalmente, provvedere un organismo capace d’essere adoperato al doppio fine di esprimere e di comprendere ciò che esprimeva.
Man mano che la mia Idea si sviluppava, dopo la tua espulsione dall’Eden, tu - uno dei miei attributi divini, dimorante dentro la mia Idea di tale attributo in espressione, Idea dimorante a sua volta nell’immagine-pensiero di me stesso e manifestantesi finalmente all’esterno nella forma terrena di parole, allorché ricevesti l’impulso della mia Volontà sotto forma di Desiderio a esprimere il mio Intento - tu, dico, cominciasti a «crescere e moltiplicare» rapidamente. E nella tua ricerca delle condizioni più favorevoli alla manifestazione dei tuoi particolari attributi, tu ti spargesti a poco a poco su tutta la faccia della Terra, risvegliando ed eccitando l’intelligenza latente in tutte le forme della vita con cui venivi a contatto, a una più piena e più attiva espressione del loro particolare aspetto della mia Idea.
Così si formarono le varie lingue della Terra, contenenti ciascuna molte parole, nate tutte dal desiderio della mente umana di esprimere in termini terreni gli infiniti aspetti della mia Idea che sempre scaturiscono dall’interno.
E quanto più la mente umana si sforzava di esprimere in parole la mia Idea, tanto più grandi, miserevoli erano i suoi insuccessi.
Verrà il giorno del grande Risveglio, in cui si vedrà che tutte le parole sono soltanto simboli di un’Idea e che tutte le idee di qualsivoglia natura non sono che aspetti di una Idea, la mia Idea di me stesso in espressione e che ogni desiderio di esprimere in parole quell’Idea, se non è ispirato unicamente dalla coscienza della mia Volontà, è inconsistente.
Così pure ogni desiderio di esprimere in azioni viventi quell’Idea senza perdere completamente la coscienza della personalità umana, della parte tua personale nell’azione, senza concentrare tutto il tuo Sé in Me, è vana e infruttuosa e finirà solo nell’insuccesso, nel disinganno, nell’umiliazione.
La mia Idea
Ti è stato detto che la Terra, e tutte le cose che le appartengono, sono soltanto la manifestazione esterna della mia Idea che è ora in processo d’essere pensata in perfetta espressione.
Ti è stato mostrato che la mia Idea è responsabile di tutte le cose create e che Essa è la causa e la ragione di tutte le manifestazioni, tu e i tuoi simili compresi, poiché tutte sono state pensate in esistenza da me, il Pensatore e Creatore originario, l’Uno.
Rintracceremo ora il corso di quell’idea dal principio, attraverso i suoi vari stadi di espressione terrena, e così pure il processo del mio pensare quell’idea nel suo presente stato di manifestazione.
Se tu considererai attentamente quanto segue e permetterai a me, dentro, di dirigere la tua meditazione sopra il suo intimo significato, ti apparirà non solo il metodo per creare col pensiero qualunque cosa tu desideri creare, ma anche in che modo tu venisti in esistenza e sei giunto al tuo stato presente di manifestazione.
In principio, quando, dopo un giorno di riposo durato eoni incalcolabili, all’alba di un nuovo giorno cosmico, la coscienza del mondo si svegliava appena, e regnava ancora la calma della notte cosmica, Io, il Pensatore, concepii la mia Idea.
Questa idea di me stesso, in manifestazione in una nuova condizione chiamata Espressione Terrestre, Io la vidi completamente raffigurata nello specchio della mia mente onnisciente.
In questo specchio vidi la terra reale splendere, irradiare luminosa nel cosmo, una sfera perfetta, dove tutte le infinite fasi, attributi e poteri della mia divina natura trovavano perfetta espressione attraverso l’opera di Angeli di luce, messaggeri viventi della mia Volontà, mia Parola nella carne, come è nel mondo Celeste dell’Eterno.
Tutto ciò Io vidi rispecchiato nella mia mente onniveggente e onnisciente, che poteva solo vedere e riflettere l’anima delle cose, ossia la loro Realtà. Quindi ciò che Io vidi raffigurato nella mia mente era la terra reale, il suo «principio», la sua concezione in esistenza cosmica.
Ora, la mia coscienza è l’intima essenza di tutto lo Spazio di tutta la Vita. Essa è la sostanza reale della mia Mente che tutto include e tutto pervade, il cui centro informatore e vitalizzante è dappertutto e i cui limiti e la cui circonferenza non sono in alcun luogo.
Solo nel regno della mia mente Io vivo, muovo e ho il mio Essere. Essa contiene e riempie tutte le cose, e ogni sua vibrazione e manifestazione non è che l’espressione di qualche fase o aspetto del mio Essere.
Essere è espressione. Non si può immaginare esistenza senza espressione. Quindi Io, tutto ciò che è, sto continuamente esprimendomi.
Esprimendo che cosa? Ma se Io sono tutto ciò che è, che cos’altro potrei esprimere se non me stesso?
Tu non puoi ancora vedere o comprendere me, ma puoi comprendere quando t’ispiro un’Idea. Quindi, se Io Sono tutto ciò che esiste, quell’Idea che è diretta da me dev’essere una parte, un aspetto di me stesso in esistenza, cioè in espressione.
Qualunque idea, una volta nata nel regno della mia mente, diviene immediatamente, come ti ho mostrato, una realtà, poiché nell’eternità del mio Essere il tempo non esiste.
In te, però, l’idea crea prima il desiderio, il desiderio di esprimere quell’Idea; poi il desiderio obbliga a pensare; il pensiero promuove l’azione e l’azione produce risultati, cioè l’Idea in effettiva manifestazione esterna.
Ma Io non ho desideri, perché Io sono tutte le cose, e tutte le cose vengono da me.
Io non ho che da pensare per produrre risultati.
Pure quel desiderio che tu senti viene da me, perché è nato dalla mia Idea, che Io seminai nella tua mente solo perché potesse manifestarsi per mezzo tuo. Invero qualunque cosa tu desideri è solo la mia idea che preme in te per esternarsi.
Ciò che in me ti potrebbe sembrare un desiderio di esprimersi, è solo la necessità della mia Idea di me stesso di Essere, cioè d’esprimere se stessa. Perciò, ogni vero desiderio tu senta, esso deve necessariamente, una volta o l’altra e in qualche modo, essere adempiuto.
Ciò che nelle personalità umane è chiamato desiderio, non è che l’azione necessaria della mia volontà, che spinge la mia Idea a esprimersi in manifestazione esterna, cioè in esistenza.
Ma siccome Io non ho desiderio e sono tutte le cose, una volta che quest’idea di esprimermi in questa nuova condizione fu nata, Io non ebbi che da pensare, cioè concentrare, mettere a fuoco la mia volontà sulla mia idea, ossia, com’è detto nell’altra mia rivelazione, proferire la Parola creativa, e subito le Forze cosmiche del mio Essere, messe in moto dalla concentrazione della mia volontà, procedettero a raccogliere gli elementi necessari dall’eterna riserva della mia mente e - con la mia idea quale nucleo - plasmarono, combinarono e modellarono intorno ad essa questi elementi in ciò che si chiama la forma-pensiero di un pianeta, riempiendola con la mia sostanza di Vita, la mia coscienza, e dotandola di tutte le potenzialità del mio Essere.
Ma questo atto di pensare produsse solo la forma pensiero vitalizzata di un pianeta, e la sua manifestazione era solo in uno stato nebuloso nel regno del pensiero.
Dalla forma-pensiero, il potere vivificante interno dell’idea, con la mia volontà localizzata su di essa, procedettero a plasmare, formare e, a poco a poco, a solidificare in forma materiale i vari elementi della sostanza del pensiero, finché la mia idea apparve in manifestazione nel mondo delle forme visibili come il pianeta chiamato Terra, uno strumento pronto ad essere espressione vivente e ora capace di contenermi e di esprimermi.
Questo fu il corpo materiale preparato dal mio pensiero e nel quale già stava latente tutta la natura potenziale del mio Essere, in forza del potere formativo della mia idea interna.
Lo stadio seguente fu lo sviluppo e la preparazione degli strumenti per mezzo dei quali Io potessi esprimere in molteplici aspetti le possibilità e i poteri della mia Idea.
I regni minerale, vegetale e animale segnarono successivamente il processo di questa manifestazione e svilupparono, volta a volta, stati di coscienza sempre più alti e complessi, i quali mi permisero di esprimere sempre più chiaramente gli infiniti aspetti e varietà della mia natura.
Fu a questo punto che, come è detto nell’altra mia rivelazione, Io guardai la mia creazione e vidi che era buona.
Ma restava ancora l’ultimo e culminante mezzo d’espressione.
Fino a questo punto, mentre ogni strumento o mezzo di espressione esprimeva perfettamente qualche aspetto della mia Natura, tutti però erano inconsci di me ed erano mezzi di espressione solo come un filo conduttore lo è per il calore, per la luce, per l’energia. Erano mature ormai le condizioni per la creazione di un mezzo attraverso il quale i miei divini attributi potessero trovare espressione cosciente, cosciente non solo della loro relazione con me, ma anche della loro capacità e potere di esprimere la mia idea.
In quel momento tu e i tuoi fratelli nasceste all’esistenza nel tempo quali espressioni umane, venendo in manifestazione, come gli altri strumenti, in risposta al mio pensiero concentrato in cui Io vedevo tutta l’infinita varietà dei miei attributi realmente espressi in forme entitizzate ed esprimenti ciascuna particolarmente qualche aspetto del mio Essere, e ciascuna conscia di me, suo Pensatore ed Espressore.
Io vedevo te in espressione perfetta come ti vedo ora, Tu reale, un attributo di me stesso, perfetto. Poiché in realtà tu sei un angelo di luce, uno dei raggi del mio pensiero, un attributo del mio Essere, involuto in condizioni terrene, con nessun altro scopo (che non è affatto uno scopo, ma una necessità del mio Essere) tranne quello di essere l’espressione ultima e completa della mia Idea.
Nell’Eterno non vi è tempo, né spazio, né individualità ed è solo per il fenomeno del pensiero, nato dalla matrice della mente nel mondo della materia, che sorgono le illusioni del tempo, dello spazio e dell’individualità e che il pensiero, cioè la Creatura, consegue la coscienza della separazione dal suo pensatore o creatore.
Così nacque in te la prima tendenza a pensarti separato da me. Ma la completa coscienza della separazione non avvenne che molto tempo dopo.
In principio, quando tu entrasti così dapprima in espressione terrena, obbedendo all’impulso che Io avevo emanato per mezzo del mio pensiero concentrato, tu, uno dei miei attributi, ti circondasti, ti rivestisti della mia idea di me stesso in espressione, quale il particolare attributo che tu rappresentavi, essendo tu la forza animatrice di quell’idea.
In altre parole, la mia idea di me stesso esprimentesi come quel particolare attributo, divenne allora l’anima della tua particolare espressione.
Ma quell’idea o anima non è te, ricordalo, poiché tu sei una parte di me, essendo me stesso in espressione, per mezzo di quel particolare attributo.
Una volta che la mia idea ebbe rivestito il tuo Sé, essa, per la necessità del suo essere, incominciò immediatamente ad attrarre a se stessa la sostanza-pensiero necessaria all’espressione di quel particolare attributo e a modellarla e costruirla a mia immagine e somiglianza. Essa divenne così un sacro tempio, pieno della mia vivente presenza, poiché abitato da te, uno dei miei divini attributi. Questo tempio, fatto a mia immagine e somiglianza, composto dalla mia sostanza-pensiero, circondante e rivestente la mia idea, è conseguentemente il tuo corpo reale. Esso è indistruttibile, immortale, perfetto. Esso, il mio pensiero proiettato contenente la mia essenza vivente, aspetta il tempo in cui potrà esprimersi esteriormente e assumere forma materiale.
Dunque:
Primo: Io sono che si esprime come tu, uno dei miei divini attributi.
Secondo: la mia idea di te, uno dei miei attributi esprimentesi in condizioni terrene, ossia la tua anima.
Terzo: il mio pensiero immaginato di Te, formante il Tempio della Tua anima, ossia il corpo della Tua anima in cui Tu dimori.
Questi tre formano la parte divina o impersonale di te, l’immortale Trinità, tu, il mio pensiero latente, già completamente formulato, plasmato a mia immagine e somiglianza, ma non ancora vivificato e quindi privo di collegamento con la personalità umana, che non è ancora nata.
La parola
Prendiamo ora la chiave e vediamo come il piano e il processo ora descritti siano quelli con cui il mondo venne all’esistenza, e come la terra e tutto quanto essa contiene, compresi te e i tuoi fratelli, non siate che manifestazioni esterne di un’idea, della mia Idea, che ora viene pensata in espressione di vita.
Sappi innanzitutto che Io, il Creatore, sono il Pensatore originario, l’Uno e l’Unico pensatore.
Come è stato detto prima, l’uomo non pensa, sono Io che penso per mezzo del suo organismo. L’uomo crede di pensare, ma prima d’essersi svegliato alla realizzazione di me dentro, egli non fa che prendere i pensieri che attraggo a lui o ispiro alla sua mente.
Ingannandosi intorno al loro reale significato e al loro scopo, egli costruisce su di essi un edificio personale, e con i desideri egoistici così suscitati, crea da se stesso tutti i suoi affanni, tutti i suoi guai.
Ma tutti questi apparenti errori, questi concetti falsi, questi intralci, sono in realtà soltanto ostacoli che Io metto sulla sua strada perché li superi e perché, appunto nello sforzo di superarli, egli sviluppi alfine un corpo e una mente forti e capaci di esprimere perfettamente e coscientemente questa mia idea, che agisce eternamente nella sua anima.
L’uomo è dunque soltanto l’organismo che Io preparo per poter manifestare, attraverso di esso, la perfezione della mia idea. Egli fornisce la personalità, con il suo corpo, la sua mente e il suo intelletto, per mezzo dei quali Io posso esprimere questa idea, e il cervello fisico con cui Io posso pensarla in manifestazione esterna.
Io semino nel cervello umano un’idea qualsiasi ed essa cresce, si sviluppa e giunge a completa maturazione e fruttificazione esterna; ma non finché l’uomo non sia divenuto capace di non attaccare più nulla di personale all’idea che gli ho ispirato e che esprimo per mezzo suo; non finché egli non abbia completamente abbandonato a me la sua personalità.
Io semino ora nel tuo cervello un’idea. Possa essa crescere e svilupparsi e maturare nella splendida messe di sapienza che ti aspetta; ma tu devi lasciare che Io diriga il suo sviluppo e la sua espressione attraverso di te.
In una delle altre mie rivelazioni, chiamata Bibbia, si parla molto della Parola; ma ben pochi, anche tra i più dotti studiosi della Bibbia, comprendono chiaramente ciò che intendo.
È detto che: «In principio era il Verbo, il Verbo era con Dio e il Verbo era Dio». Così era in principio riguardo a Dio. Tutte le cose furono fatte da lui e senza di lui nessuna cosa fu fatta. Tu imparerai ora qui come la mia Parola era in principio, come essa era con me e come essa era Io, me stesso; come tutte le cose furono fatte da me e dalla mia Parola e che senza di me e della mia Parola nulla di quanto esiste è stato fatto.
Orbene, la parola, secondo l’intelletto umano, è simbolo di un’idea, vale a dire rappresenta, dà corpo, esprime un’idea.
Tu, vedi, sei una Parola, il simbolo di un’idea. Così un diamante, una violetta, un cavallo.
Se tu sei capace di scorgere l’idea dietro il simbolo, tu conosci l’anima, ovvero la realtà della manifestazione che appare come un uomo, un diamante, una violetta, un cavallo. Quindi Parola, nella precedente citazione, significa Idea; un’idea latente, non manifestata, che aspetta di essere espressa o pensata in una forma o in un’altra.
La Parola che era in principio e che era con me, era quindi non solo un’idea, ma la mia idea di me stesso in espressione in un nuovo stato e condizione che tu chiami vita terrena.
Questa idea era Io, perché era parte di me, essendo ancora latente e immanifesta dentro di me, poiché era la sostanza, essenza del mio Essere, che è esso stesso un’idea, l’Idea Una, originaria.
Tutte le cose furono fatte da me per mezzo dell’azione vitalizzante di questa mia Idea, pensata in espressione; nulla nella vita terrena fu o potrà mai essere espresso senza avere la mia Idea come causa prima e fondamentale, come principio del suo essere.
Questa mia idea è ora in processo di sviluppo, ossia d’essere pensata in espressione esterna; alcuni chiamano evoluzione questo processo.
Precisamente come prima spunta il germoglio dal tronco e poi si forma il bocciolo, poi si schiude il fiore, obbedendo all’impulso di esprimere la mia idea celata dentro la sua anima, precisamente così Io svilupperò tutti i miei strumenti d’espressione i quali, finalmente riuniti insieme, rappresenteranno completamente la mia Idea, esprimendola dalle loro anime nello splendore della sua perfezione.
Al presente questi strumenti sono di tal natura che per esprimere la mia idea richiedono molte lingue, molti tipi, dal più semplice al più complesso, e composti di un numero quasi infinito di parole. Ma quando Io avrò completamente esternato la mia Idea, cioè avrò perfezionato i miei molti strumenti d’espressione, allora la mia Idea splenderà in ogni parola, ognuna essendo infatti una parte o un aspetto perfetto della mia Idea, tutte scelte e disposte in modo da essere realmente una sola parola, irradiante la sublime intelligenza del mio intento.
Allora le lingue si saranno mescolate e fuse in un solo linguaggio, tutte le parole in una Parola, poiché tutti gli strumenti saranno divenuti carne e tutta la carne sarà divenuta Una carne, cioè lo strumento perfetto per la completa espressione della mia Idea in una Parola.
Allora la mia Idea, avendo possibilità di venire espressa da quelle perfette parole, splenderà attraverso i suoi strumenti di espressione, attraverso le personalità, i loro corpi, le loro menti, i loro intelletti; e la Parola sarà divenuta carne, cioè sarà carne.
Il che significa che tutte le parole per mezzo del potere rigenerante della mia Idea, avranno evoluto attraverso la carne, trasmutandola, spiritualizzandola e rendendola così pura e trasparente che la personalità non avrà più in sé nulla di terreno che possa impedirne l’espressione impersonale; quindi il mio Intento potrà irradiare perfettamente e divenire del tutto manifesto, amalgamando così di nuovo tutte le parole e tutta la carne in Una Parola. La Parola che era in principio e che ora splende attraverso tutta la carne creata come il Sole di Gloria.
Questo è il piano e lo scopo della mia Creazione e di tutte le cose manifeste.
Un barlume del processo della mia Creazione, ossia del pensare la mia Idea di me stesso in espressione terrena, sarà dato da quanto segue.
Pensare è creare
Ho detto che l’uomo non pensa; che sono Io dentro di lui, che penso; ho anche detto che l’uomo crede di pensare. Siccome questo è, in apparenza, una contraddizione, Io ti mostrerò che l’uomo normalmente non pensa, più che non faccia ogni altra cosa ch’egli supponga di fare. Poiché Io, dentro di lui, faccio tutto ciò che egli fa; ma lo faccio necessariamente per mezzo del suo organismo, della sua personalità, del suo corpo, della sua mente e della sua anima.
Cercherò ora di farti comprendere come ciò possa essere.
Ricorda prima di tutto che Io ti feci a mia immagine e somiglianza e che ho il mio Essere dentro di te. Ma questo non lo credi ancora. Tu credi che Io, Dio, sia in qualche luogo fuori di te, credi che noi siamo separati. Inoltre, ciò che tu fai quando credi di pensare non è realmente «pensare» perché non è un pensare cosciente, essendo tu inconscio di me, l’ispiratore, il dirigente di ogni idea, di ogni pensiero che entra nella tua mente.
Ancora: essendo Io in te e tu fatto a mia immagine e somiglianza, e possedendo quindi tutte le mie facoltà, tu puoi pensare; ma non essendo conscio del fatto che pensare è creare e che pensando tu adoperi uno dei miei divini poteri, tu hai bensì pensato durante tutta la vita, ma hai pensato male, cioè hai pensato ciò che tu chiameresti l’errore. Questo pensare erroneamente ti ha sempre più separato da me, pur adempiendo il mio piano, che più innanzi ti sarà manifesto.
La prova di questo è che tu credi di essere separato da me e di vivere in un mondo materiale; che il tuo corpo di carne produca e accolga il piacere e il dolore, e che nel mondo si manifesti una cattiva influenza, chiamata Demonio, la quale si opponga alla mia volontà.
E così è per te, poiché tutto è, per l’uomo, come egli pensa o crede che sia. E sono pure Io che ho fatto apparire all’uomo tutto ciò come se fosse ciò che egli pensa che sia, anche questo in vista del mio intento e per adempiere la legge del creare.
Infatti, se tu credi che una cosa sia in un certo modo, non è essa, per te, realmente così? Se una cosa ti sembra reale, sia essa una gioia o un dolore, un disturbo o un cruccio, o qualunque altra cosa, condizione o esperienza, non è essa reale per te solo perché il tuo pensarla e crederla tale la fa tale per te? Ma essa sembra reale soltanto a te: altri possono pensarla del tutto differente, non è vero?
E se è così, allora il tuo corpo, la tua personalità, il tuo carattere, il tuo ambiente, il tuo mondo, sono come appaiono a te solo, perché tu li hai pensati tali. Tu puoi quindi cambiarli col medesimo processo, se non ti piacciono, non è vero? E tu puoi farli comunque tu voglia, pensandoli tali.
Ma tu domandi: come si può realmente pensare, coscientemente pensare, in modo da produrre questo cambiamento?
Sappi innanzitutto che Io, il tuo Sé reale, ho espressamente attirato la tua attenzione su queste cose che ora ti dispiacciono e che te le lascio pensare quali esse ora ti sembrano. Io, Io solo preparo così la tua mente umana in modo che quando tu ti volgerai interiormente a me con fede durevole, possa renderti capace di comprendere e manifestare esteriormente la realtà delle cose che ora ti sembrano così poco soddisfacenti. Poiché Io ti porto tutto ciò che con la sua apparenza esterna, può attrarre o allettare la tua mente umana e spingerla innanzi nella sua ricerca terrena, allo scopo di istruirti intorno alla illusorietà di tutte le apparenze materiali e alla fallibilità d’ogni giudizio umano: cosicché tu ti volga finalmente a me, dentro, alla mia sapienza, come Una e unica interprete e guida.
E quando tu ti sia così volto a me dentro, Io aprirò i tuoi occhi, e ti farò vedere che l’unico modo di provocare questo cambiamento nel pensare, è di mutare prima il tuo atteggiamento verso tutte queste cose che, ora, tu pensi non siano quel che dovrebbero essere; cioè, se esse non sono soddisfacenti, o ti sembrano biasimevoli e ti toccano al punto da recarti dolore o disturbo della mente, ebbene, cessa di pensare che esse possano addolorarti o disturbarti.
Chi è, insomma, il padrone? Il tuo corpo, la tua mente? Oppure Tu, l’Io sono interiore? Allora perché non mostrare che tu sei il padrone, pensando le vere cose che l’Io sono dentro di te desidera che tu pensi?
Tutte le cose influiscono su di te solo in quanto tu le pensi e dai loro il potere di turbarti o tediarti. Se tu cessi di pensare che esse abbiano questo potere, ti volgi dentro a me e mi permetti di dirigere il tuo pensiero, esse spariranno immediatamente dalla tua coscienza e si dissolveranno nel nulla, da cui tu, pensandole, le hai tratte.
Quando tu sarai disposto a fare questo, solo allora sarai pronto a riconoscere la verità, e per mezzo di un pensare cosciente diretto da me, a creare al loro posto le cose vere e permanenti che Io, dentro, desidero che tu crei.
Allora, quando tu saprai distinguere il vero dal falso e il reale dall’apparente, il tuo pensiero cosciente sarà tanto potente da creare tutto ciò che desideri, come lo è stato il tuo pensiero inconscio nel creare in passato quelle cose che tu, un tempo, desiderasti e che ora trovi odiose. Poiché fu per il tuo pensiero inconscio, o per il tuo pensare senza aver coscienza del dominio che i tuoi desideri esercitavano sui tuoi poteri creativi, che il tuo mondo e la tua vita sono ora ciò che tu qualche volta in passato desiderasti che fossero.
Hai tu studiato e analizzato mai il processo con cui lavora la tua mente quando le appare una nuova idea fertile di possibilità? Hai notato la relazione che il desiderio ha con quell’idea e come, pensandola, essa alfine si realizzi?
Studiamo questa relazione, questo processo.
Prima di tutto c’è sempre un’idea, non considerando adesso la necessità o l’occasione per cui essa è apparsa. E non importa di dove essa venga, se di dentro o di fuori: poiché in ogni modo sono Io che l’ispiro e faccio sì ch’essa impressioni la tua coscienza in quel particolare momento. Poi, precisamente nella misura in cui tu ti concentri su di essa, arrestando tutte le attività della tua mente ed eliminando tutte le altre idee e pensieri dalla tua coscienza, in modo che questa possa avere pieno impero su tale idea, Io illumino la tua mente e faccio svolgere dinanzi a essa i vari aspetti, le varie possibilità ch’essa contiene.
Tutto ciò ha luogo, fino a questo punto, senza il concorso della tua volontà, tranne che nel mettere a fuoco, nel concentrare la tua attenzione su quell’idea. Ma una volta che Io ho dato alla tua mente umana una prospettiva delle sue possibilità e ho attirato a essa il tuo interesse, allora diviene responsabile la tua personalità: allora essa deve assumere il suo compito, poiché come Io creai e generai quell’idea, così nell’atto stesso Io generai in essa il potere di creare e generare il desiderio, desiderio di portare a manifestazione esterna tutte le possibilità dell’idea stessa.
Il desiderio, quindi, diviene l’agente mortale della mia Volontà e fornisce la forza motrice; precisamente come la personalità umana è lo strumento mortale adoperato per costringere e mettere a fuoco quel potere.
Nasce per prima quindi l’idea nella mente, poi sorge il desiderio di realizzarla.
Questo per ciò che concerne la relazione. Veniamo ora al processo di realizzazione.
A seconda della precisione con cui la mente afferra l’immagine dell’idea e nella misura con cui l’idea possiede la personalità, procede nell’opera sua il potere creativo, sotto l’impulso del desiderio. E fa questo costringendo la mente mortale a pensare o immaginare o, in altre parole, a costruire forme mentali in cui Io posso, come in un vuoto, riversare la forza vitale, elementare, impersonale dell’idea, che subito comincia a realizzarsi, prima dirigendo e dominando la coscienza e tutte le attività della mente e del corpo, e di tutte le menti e di tutti i corpi che sono in relazione con essa stessa, e poi attraendo, guidando, modellando le cose e gli eventi in modo che, prima o poi, quell’idea possa avere definita e tangibile manifestazione.
Così ogni cosa, ogni condizione, ogni evento, furono prima un’idea nella mente.
Pensa questo e fa tu stesso la prova. Prendi un’idea qualunque e seguila attraverso tutto il processo, dal suo primo apparire alla sua realizzazione: oppure prendi un atto qualunque da te compiuto, una tua opera d’arte, una tua invenzione o qualunque cosa o condizione ora esistente e risali alle sue origini, all’idea prima da cui partì. Questo è il processo di ogni vero pensare e quindi di tutta la creazione.
In altre parole ora tu hai, come hai sempre avuto, per mezzo del potere del pensiero il dominio su tutti i regni della Terra. Se solo tu lo sapessi… Tu hai, ora, in questo preciso momento, solo da pensare o proferire parola e la coscienza aspettante di tutte le cellule invisibili di tutta la materia su cui si concentrano la tua volontà e la tua attenzione cominceranno a obbedire e ad agire immediatamente a seconda dell’immagine o dei piani che tu hai preparato pensandoli.
Una volta che tu sei persuaso di questo e che sai che la coscienza dell’Io sono in te è una con la coscienza di tutta la materia animata e inanimata, e che la sua volontà è una con la tua, che è la mia volontà, allora tu comincerai a conoscere e sentire me dentro e riconoscerai il potere e lo splendore della mia idea, che esprime eternamente se stessa, impersonalmente per mezzo tuo.
Ma prima è assolutamente necessario che tu impari a pensare, a distinguere i tuoi pensieri, quelli diretti da me, dentro, dai pensieri degli altri. È necessario che impari a rintracciare fino alla loro origine la sorgente dei pensieri, a bandire dalla tua coscienza quelli che non sono desiderabili e, finalmente, a dominare e utilizzare i tuoi desideri in modo che essi servano sempre te, invece di renderti loro schiavo.
Tu hai in te tutte le possibilità, poiché Io sono in te. La mia idea deve esprimersi per mezzo tuo. Essa si esprimerà perfettamente se tu lo permetterai: se tu calmerai la tua mente umana, se metterai da parte le tue idee, credenze e opinioni personali e la lascerai fluire dall’esterno.
Tu non hai che da volgerti dentro, a me, e lasciarmi dirigere il tuo pensiero, lasciarmi esprimere qualunque cosa Io voglia, accettando personalmente e facendo ciò che Io desidero che tu faccia. Allora nella tua vita ci sarà una grande armonia, il tuo mondo diverrà un paradiso e tu stesso diverrai uno con me.
Quando tu avrai cominciato a realizzare tutto ciò e avrai avuto un barlume del suo intimo significato, sarai pronto ad afferrare il valore di quanto segue.
La chiave
È possibile che tu non sappia ancora che Io sono, che tu non creda che Io sono Te realmente, e che Io sono in ugual modo tuo fratello e tua sorella e che siete tutti parti di Me e uno con Me. Tu puoi non riconoscere che l’animo tuo e quello dei tuoi fratelli, le sole parti veramente imperiture del tuo tu mortale, sono soltanto aspetti differenti di Me, esprimentisi nella cosiddetta Natura. Così pure può essere che tu non comprenda che tu e i tuoi fratelli siete aspetti o attributi della mia divina Natura, precisamente come la tua personalità umana, con il suo corpo, la sua mente e il suo intelletto mortali, è un aspetto della tua natura umana.
No, tu non puoi ancora comprendere questo, ma Io te ne parlo ora, perché tu possa conoscere i segni quando essi cominceranno ad apparire nella tua coscienza, come certo appariranno, ma per riconoscere questi segni, tu devi studiare attentamente e meditare quanto segue e non passare oltre finché tu non abbia, almeno in parte, afferrato quel che Io voglio dirti. Una volta compreso bene il principio che Io qui stabilizzo, tutto il mio messaggio diviene chiaro e comprensibile.
Io ti do innanzitutto la chiave con la quale aprirai ogni mistero che ora ti nasconde il segreto del mio Essere. Quando avrai imparato ad adoperarla, questa chiave ti aprirà le porte di tutta la sapienza, di tutto il potere nel Cielo e sulla Terra. Invero essa ti aprirà la porta del Regno dei Cieli e tu non avrai che da entrare per divenire coscientemente uno come me.
Questa chiave è:
Pensare è creare.
Ciò può essere espresso così:
Tu sei come pensi nel tuo cuore.
Fermati e medita su questo, affinché si fissi saldamente nella tua mente.
Un pensatore è un creatore; egli vive in un mondo di propria cosciente creazione. Quando tu sai come pensare puoi creare a volontà qualunque cosa tu voglia: una nuova personalità, un nuovo ambiente, un nuovo mondo.
Vediamo se puoi afferrare alcune delle verità nascoste e dominate da questa chiave.
Ti ho mostrato come tutta la coscienza sia Una e come tale coscienza sia al tempo stesso la tua, quella dell’animale, della pianta, della pietra e della cellula invisibile.
Hai visto come questa coscienza sia retta dalla mia volontà che unisce le cellule invisibili, forma i vari organismi per l’espressione e l’uso dei diversi «centri d’intelligenza» attraverso i quali Io desidero esprimermi. Ma non puoi ancora comprendere come tu possa dominare e dirigere la coscienza delle cellule del tuo corpo e, più ancora, quelle degli altri corpi, quantunque tu e Io ed essi siamo tutti Uno in coscienza e intelligenza.
Facendo bene attenzione a quanto segue, potrai riuscire a comprenderlo.
Hai mai meditato su cosa sia la coscienza? Come essa paia essere uno stato impersonale di attenzione, un’aspettazione di servire o di essere adoperata da qualche potere latente in te e in intima relazione con te? E come molti paiano essere il tipo più elevato di organismo contenente tale coscienza, diretta e usata da questo potere interiore? E che tale potere, latente tanto nella coscienza umana quanto in ogni altra, è soltanto la mia volontà?
Ti è stato detto che al principio Io creai l’uomo «a mia immagine e somiglianza»; che poi soffiai in lui l’alito di vita, e che egli divenne un’anima vivente. Creando l’uomo a mia immagine e somiglianza, Io creai un organismo capace di esprimere tutta la mia Coscienza e la mia Volontà, il mio Potere, la mia Intelligenza e tutto il mio Amore. Io lo feci perfetto fin dal principio, modellandolo secondo la mia perfezione.
Quando Io soffiai nell’organismo umano il mio alito, esso divenne vivo di me, poiché in quell’istante Io alitai in esso il mio volere non dall’esterno ma dall’interno, dal Regno dei Cieli dove sempre Io sono.
E d’allora in poi Io sempre respirai e vissi ed ebbi esistenza dentro l’uomo, avendolo creato a mia immagine e somiglianza a questo scopo. Perciò, dovunque sia l’uomo Io sono; e qualunque cosa l’uomo faccia, o tu faccia, sono Io che la faccio; e qualunque cosa tu dica o pensi, sono Io che dico e penso attraverso il tuo organismo.
Ti fu pure detto che quando l’uomo fu così compenetrato dal mio alito, gli fu dato il dominio su tutti i regni della Terra, il che significa che egli fu fatto signore della terra, del mare, dell’aria e degli eteri e che tutti gli esseri viventi in tutti questi regni rendevano omaggio a lui ed erano soggetti al suo volere. Naturalmente era così, poiché Io, dentro la coscienza umana e dentro tutte le coscienze, manifesto continuamente il mio volere; e Io, il signore e regolatore dell’organismo dell’uomo, sono pure signore e regolatore di tutti gli organismi in cui dimora la coscienza. E poiché tutta la coscienza è la mia coscienza e dimora dovunque è vita e poiché non v’è sostanza in cui non sia vita, la mia coscienza dev’essere in ogni cosa: nella terra, nell’acqua, nell’aria e nel fuoco e deve perciò riempire tutto lo spazio. Infatti essa è spazio o ciò che l’uomo chiama spazio.
La Mia Volontà, essendo il potere latente in tutta la coscienza, deve estendersi dappertutto; quindi la volontà dell’uomo, che è solo una localizzazione della mia volontà, deve pure estendersi dappertutto e perciò la coscienza di tutti gli organismi, la tua compresa, è soggetta al dominio e alla direzione dell’uomo.
Occorre soltanto che egli realizzi coscientemente che Io, il Sé imperante dentro di lui, di continuo dirigo, domino e uso la coscienza di tutti gli organismi, in ogni momento, in ogni giorno della loro vita. E Io faccio questo per mezzo del suo pensiero; Io lo faccio per mezzo dell’organismo dell’uomo.
Egli crede di pensare; ma sono Io, il suo Sé reale, che penso per mezzo del suo organismo. E per mezzo dell’atto di pensare, Io compio tutto ciò che compie l’uomo e faccio dell’uomo e del suo mondo ciò che sono.
Non importa che l’uomo e il suo mondo non siano ciò che egli suppone. Essi sono precisamente come Io li ho creati per il mio scopo.
Ma tu dirai: se è sempre questo solo «Io» che pensa, l’uomo non pensa e non può pensare. Sì, questo sembra un mistero, ma ti sarà svelato, se tu osserverai attentamente quanto segue: poiché Io insegno ora a te, uomo, come pensare.